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Il Training Autogeno

Il Training Autogeno è un metodo di aiuto psicosomatico elaborato dallo studioso di origine berlinese J.H. Schultz che lo definisce “un metodo di autodistensione da concentrazione psichica”.

Il Training Autogeno significa “allenamento” che si genera (dal greco genos) da sé (dal greco autos). Questo è l’obiettivo che ci si deve prefiggere quando si affronta la tecnica, anche se la strada per raggiungerlo contiene elementi provenienti dall’esterno. Ormai è noto da molti anni che, qualunque tipo d’esercitazione psichica, influenzi tutto il comportamento dell’organismo: la psiche agisce sul corpo.

Il Training Autogeno richiede un’applicazione incondizionata e costante del raccoglimento interiore (concentrazione). Non  utilizza però la volontà cosciente che opera mediante una tensione attiva, bensì un abbandono interiore attraverso determinati esercizi di rappresentazione. E’ lo stesso che accade la sera, quando per riuscire ad addormentarsi ci si deve “abbandonare” al sonno e non “voler” dormire per forza, perché così facendo si rimarrebbe svegli.

Questa tecnica è uno strumento di cambiamento che opera a tre livelli:

  1. a livello fisiologico, favorendo un riequilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo e del Sistema Endocrino, entrambi strettamente connessi ai vissuti emotivi;
  2. a livello fisico, migliorando lo stato di benessere e di salute generale;
  3. a livello psicologico, aiutando a ristrutturare le proprie reazioni negative e migliorando alcuni vissuti psicologici.

      Attraverso il Training Autogeno si crea un crescente equilibrio psicofisico, soprattutto su quelle funzioni psicosomatiche (es. emozioni, stati somatici legati alla contrazione di muscoli involontari) che sono mediate dal cosiddetto Sistema Nervoso Autonomo. Gli esercizi infatti tendono a mettere a riposo quella parte di tale struttura che garantisce l’attivazione psicofisiologica e diminuiscono quegli eccessi di alcuni ormoni, come l’adrenalina, che si riversano nel sangue in condizioni stress.

Allo stesso modo l’allenamento autogeno permette di passare gradualmente ad una maggiore consapevolezza (e una conseguente possibilità di controllo) delle attività muscolari involontarie (es. respirazione), liberandole sempre di più del controllo volontario negativo che costringe a stati di stress alcuni muscoli volontari.

Il carico delle tensioni fisiche e psicologiche accumulate viene scaricato attraverso scariche autogene. Attraverso quei fenomeni transitori di origine psicologica o somatica che tendono a manifestarsi in modo decrescente, fino a sparire completamente nel corso dell’allenamento autogeno e che sono connesse alla possibilità del Training Autogeno di liberare e decongestionare le aree cerebrali sovraccaricate dallo stress. Per questo spesso, nelle fasi iniziali dello svolgimento degli esercizi di Training Autogeno, si possono verificare scariche motorie (movimenti involontari, tosse, riso, spasmi), scariche uditive (ronzii, fischi, rumori), scariche vestibolari (vertigini, senso di galleggiamento) o ancora scariche affettive (emozioni di vario tipo positive o negative). Di qualunque tipo siano le scariche autogene esse in genere interessano aree somatiche (muscoli, vista, ecc) o aree psicologiche (affetti, pensieri, ecc.) sovraccariche di tensione che in tal modo viene diminuita gradualmente.

Come detto in precedenza training “vuol dire” allenamento, autos vuol dire da sé e genos  significa che si genera, perciò l’etimologia della denominazione della tecnica permette di spiegare meglio i suoi obiettivi, tutti volti a rendere la persona che si sottopone a tale pratica in grado di produrre da se un allenamento al rilassamento, al cambiamento psicologico e al controllo di alcuni stati fisici, attraverso una crescente capacità autonoma di autosuggestione che inizialmente viene guidata e insegnata da un esperto.

Un fenomeno importante riguarda la capacità della memoria di sensazioni fisiche rievocate attraverso le immagini mentali di rendere attuali e reali tali sensazioni anche in assenza di stimoli concreti.

Secondo gli studi di Ian Robertson ciò deriverebbe dalla tendenze del nostro cervello ad attivare, attraverso stimoli immaginativi, le stesse aree messe in azione da stimoli reali. Così, ad esempio, l’allenamento ad immaginare una fonte che scalda una parte del corpo (es. acqua tiepida) può permettere di ottener risposte fisiologiche simili a quelle che tale stimolo reale produrrebbe (es. aumento della temperatura e dell’irrorazione sanguigna della parte).

Per chi pratica il Training Autogeno l’atteggiamento disteso e rilassato può diventare una seconda natura nello stesso modo in cui si è portati a leggere ogni volta che si vedono dei caratteri scritti dal momento in cui si ha imparato.

Gli esercizi del Training Autogeno vanno distinti in due categorie: quelli che costituiscono il più noto “Training Autogeno Inferiore” e il “Training Autogeno Superiore”.

Nel Training Autogeno Inferiore rientrano sei esercizi di base, due fondamentali e quattro complementari, tutti eseguiti dopo l’esercizio propedeutico che è l’esercizio della calma”, un allenamento importantissimo poiché il raggiungimento di uno stato iniziale di calma, in cui si riesce a mettere da parte ogni preoccupazione ed ogni pensiero, permette di sperimentare in modo adeguato ed efficace gli altri esercizi. Senza il raggiungimento di tale condizione psicologica non si riesce a disporre delle opportune energie e condizioni mentali che consentono una completa concentrazione volta ad ottenere gli effetti desiderati attraverso gli altri esercizi.

L’esercizio della pesantezza rappresenta un utile strumento per ottener uno stato generale di rilassamento muscolare. Consente di prendere consapevolezza di tensioni muscolari inconsapevoli e di vissuti psicologici che tendono a creare e quindi a generare delle problematiche psicosomatiche quali dolori e crampi. Esso, pertanto, risulta estremamente utile per affrontare problematiche del dolore,  cefalee, disturbi da stress, vertigini derivanti da tensioni accumulate sul collo o per combattere l’insonnia.

L’esercizio del calore consente di ottenere dei cambiamenti a livello della circolazione nei vari distretti muscolari, approfondendo lo stato di rilassamento che è possibile ottenere attraverso il precedente esercizio, poiché accresce il rilassamento e anche la mobilità muscolare. Questo esercizio è utile per coloro che soffrono di disturbi legati alla cattiva circolazione e può essere un valido strumento di riscaldamento mentale dei muscoli che devono essere impegnati in uno sforzo fisico.

Attraverso l’esercizio del cuore ci si mette in contatto col il proprio ritmo interiore di vita e con la parte che simbolicamente viene disegnata come il centro delle emozioni. E’ un esercizio non sempre facile da eseguire e strettamente importante per favorire il contatto e la graduale accettazione sia della propria vita affettiva-emotiva, sia della natura umana. I risultati che possono essere ottenuti praticandolo correttamente hanno importanti ricadute positive nell’alleviare le somatizzazioni che riguardano problematiche circolatorie centrali, come la tachicardia, che nascono da situazioni ansiogene.

Con l’esercizio del respiro si impara a lasciare che la funzione respiratoria non venga influenzata da aspetti psicologici che tendono a modificarla alterandola. Anche questo esercizio è molto utile in presenza di problemi somatici legati all’ansia, poiché questi ultimi tendono a manifestarsi con una ricaduta sul ritmo respiratorio che in genere viene accelerato, producendo scarsa ossigenazione e sintomi conseguenti come capogiri o sensazione di svenire.

La simbologia del respiro come fonte di vita, inoltre, rende utile questo esercizio anche in situazioni di depressione e in tutti i casi in cui si sia instaurato un circolo vizioso per cui dall’emozione negativa nasce l’apnea o il rallentamento respiratorio che a sua volta crea nuove emozioni negative legate alle sensazioni fisiche sperimentate in seguito ad una cattiva respirazione e al contatto con la vita e ciò che entra in noi dall’esterno attraverso il respiro.

L’esercizio del plesso solare è un esercizio che coinvolge molti organi interni quali intestino, fegato, pancreas, milza, rene e surrene, che convogliano tutti verso lo stesso ganglio nervoso che media il loro funzionamento. Viene eseguito con una mano sul ventre fino alla parte finale dello sterno per aumentare il contatto e la consapevolezza della zona su cui si lavora. Questo esercizio consente sia di lavorare per favorire un migliore funzionamento degli organi vitali coinvolti, sia per ridurre le tensioni di natura psicologica che spesso sono alla base di gastriti e problemi digestivi. Inoltre, esso aumenta il contatto con le sensazioni fisiche che si associano ai vissuti psicologici di accettazione o rifiuto di certe situazioni, soprattutto se relative a questioni non sempre completamente consapevoli.

Infine, l’esercizio della fronte fresca, che completa efficacemente un rilassamento generalizzato, consente di lavorare sia sulle problematiche somatiche connesse alla cattiva circolazione cerebrale, (poiché agevola una vasocostrizione e quindi un controllato afflusso del sangue al cervello), sia su quelle problematiche psicologiche che sono avvertite e vissute come calore e sovraccarico della mente. La “mente fresca” è simbolo di lucidità e di una capacità di vivere le emozioni e le decisioni con un giusto distacco emotivo che è possibile imparare a sperimentare a livello psicologico e fisico grazie all’apprendimento di tale esercizio.

Con il Training Autogeno si può raggiungere grazie alla distensione e all’abbandono interiore:

  1. un più profondo e rapido recupero d’energie;
  2. l’autoinduzione di calma, tramite un rilassamento interiore;
  3. l’induzione naturale al sonno, migliorando i disturbi del sonno (come l’insonnia e le apnee);
  4. l’autoregolazione di funzioni corporee altrimenti “involontarie”, come ad esempio la circolazione sanguigna;
  5. un miglioramento nelle sindromi d’ansia, stress, attacchi di panico e fobie;
  6. un notevole miglioramento delle prestazioni, per esempio della memoria e nelle situazioni emotivamente gravose come gli esami scolastici;
  7. la diminuzione della percezione del dolore;
  8. l’aumento dell’autodeterminazione e della autostima;
  9. una maggiore introspezione e autocontrollo (diminuzione delle disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce, anorgasmia, calo del desiderio, aumento della fertilità, ecc);
  10. miglioramento dei disturbi funzionali e somatizzazioni di tipo neurovegetativo (cefalee, tachicardie, problemi circolatori e respiratori, disturbi digestivi);
  11. miglioramento di tic o balbuzie.

Articolo a cura della
Dott.ssa Antonella Longo
Psicologa, Psicoterapeuta e Specializzata in Sessuologia Clinica a Imola

Ambiti di intervento
  • Sostegno psicologico
  • Psicoterapia individuale
  • Psicoterapia di coppia
  • Disturbi d’ansia, depressivi, di personalità e somatizzazioni
  • Disturbi alimentari
  • disturbi da Stress
  • Disturbi della personalità
  • Elaborazione del lutto
  • Dipendenza affettiva
  • Dipendenza da sostanze
  • Problematiche psicologiche correlate a patologie croniche, degenerative e oncologiche
  • Gruppi per il trattamento dei problemi alcol-correlati
  • Gruppi di sostegno alla genitorialità
  • Affettività, difficoltà relazionali, sessuali e di coppia
  • Corsi di training autogeno e mandalaterapia
Dott.ssa Antonella Longo

Psicologa, Psicoterapeuta e Specializzata in Sessuologia Clinica a Imola
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